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Parco Regionale del Frignano (Alto Appennino Modenese)

Contatto Centro Educazione Ambientale Parco del Frignano
Indirizzo Via Tambur�, 8 41027 Pievepelago MO
Telefono Tel. 0536.72134
Fax Fax 0536.71394
Internet http://www.parcofrignano.it/

Accessibilità in auto o a piedi

Aperto sempre aperto
Orario feriale sempre aperto
Orario festivo sempre aperto
Periodo d'apertura sempre aperto - per visite guidate rivolgersi allo Sportello Verde del Cimone c/o lo I.A.T. di Sestola
Scheda aggiornata il 01/07/2015 (576)


A cura della Redazione locale di Sestola c/o IAT del Cimone C.so Umberto I n� 3 - 41029 Sestola (MO)
Tel. 0536/62324 - Fax: 0536/61621 Email: turismo@comune.sestola.mo.it

Comprende tutto il crinale modenese, dal Parco Regionale dell'Alto Appennino Reggiano a quello bolognese del Corno alle Scale, con ambienti molto diversificati, e in qualche caso di grande valore naturalistico, che salgono da circa 500 m a oltre 2000 m di quota. Soprattutto dalle cime montuose, come il Monte Cimone (2165 m), la vetta più alta di tutto l'Appennino settentrionale, si godono ampi panorami e si possono ammirare gli splendidi paesaggi circostanti, con valli solcate da numerosi ruscelli, fitti boschi di faggio e rimboschimenti di conifere, brughiere a mirtillo, radure erbose e limpidi specchi d'acqua.

In particolare le praterie d'altitudine, le zone umide e gli affioramenti rocciosi ospitano molte rarità botaniche incluse nella flora spontanea protetta. Sul gruppo montuoso del Libro Aperto, ad esempio, si trovano genziane, aquilegie, sassifraghe e la stazione più meridionale di rododendro, una specie tipica delle Alpi; nella delicata torbiera del Lago di Pratignano vive Drosera rotundifolia, una rara pianta insettivora. Tra i più begli esempi di morfologie glaciali, presenti un po' ovunque nella fascia sommitale, sono i circhi dei monti Giovo e Rondinaio, che custodiscono lembi di vegetazione di valletta nivale; sotto le ripide pareti arenacee di queste montagne si trovano alcuni bellissimi laghi, mete costanti di gite e escursioni: Lago Santo, Lago Baccio e i piccoli laghi Torbido e Turchino. Gli specchi d'acqua d'alta quota accolgono due anfibi di particolare interesse, tritone alpestre e rana temporaria, e nelle praterie sommitali sono presenti arvicola delle nevi e marmotta. Molto varia è l'avifauna con specie di media e alta montagna. Frequenti sono anche le testimonianze storiche dell'architettura montanara, come le cosiddette "capanne celtiche" a Doccia.

GEOMORFOLOGIA - Le arenarie: "Strada facendo ho veduto di qua e di là dal torrente strati spaventosi di pietre stratose... L'impasto loro, e di tutte le pietre sul Cimone, e attorno, è il medesimo: è una pietra arenaria micacea... un aggregato di grani quarzosi, piccioli, picciolissimi, grandicelli ed anche grossi, ma vari, legati insieme da un glutine che involge anche la mica...". Così Lazzaro Spallanzani nel 1789 descriveva gli scenari alpestri delle montagne modenesi, dominati da estesi affioramenti rocciosi di colore bruno-grigiastro, la cui regolare stratificazione si deve alla ritmica alternanza di arenarie e rocce argillose. Gli strati hanno avuto origine, fra 30 e 17 milioni circa di anni fa, dalla sedimentazione di materiali in gran parte sabbiosi deposti rapidamente su fondali marini profondi dalle correnti di torbida. Simili a valanghe di sedimenti misti ad acqua, queste correnti, mosse da terremoti, piene fluviali o frane sottomarine, raggiungevano i fondali abissali, dove depositavano il carico esaurendo progressivamente la loro energia. Il primo materiale abbandonato da una corrente di torbida è quello più pesante: sabbie e ciottoli che in genere formano la parte inferiore dello strato; in un secondo tempo, per decantazione, si depositano i materiali più fini e leggeri come silt e argilla. Per questo lo strato che ha origine da un evento torbiditico è spesso costituito da una coppia di rocce diverse: in questo caso arenaria e marna. Lo studio dei granuli che compongono le arenarie ha chiarito che provengono dall'erosione di rocce alpine: le sabbie sostarono per un certo periodo in ambienti di mare basso, ai margini degli antichi rilievi delle Alpi. Il ripetersi di migliaia di eventi torbiditici determinò l'accumulo di quasi 3000 m di sedimenti nell'avanfossa appenninica, il profondo bacino che si allungava davanti alla catena in formazione.