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La fata della Gadella

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Scheda aggiornata il 19/06/2015 (20004601)


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In aperta campagna, vicino alla Gadella, ci sono due vecchi mulini, conosciuti come quello di Pagliai e quello del Sergentino. Una volta le  loro ruote, che ora tacciono limacciose e inattive, erano azionate dall'acqua di due torrenti: della Dogana e del Prete. Durante la giornata i viottoli campestri che conducevano ai due mulini erano percorsi da un andirivieni continuo di persone cariche di sacchi. Il lavoro che i due mugnai svolgevano era notevole ed essi erano costretti ad assumere vecchi e bambini perchè setacciassero la farina, pagandoli in base al lavoro svolto. Poco lontano vivevano sette bambini e il loro padre. La mamma era morta alla nascita dell'ultimo bambino. Il pover'uomo, che faticava molto a tirare avanti senza l'aiuto di una donna, chiese a una vicina di casa di diventare sua moglie. La matrigna si rivelò subito terribile. Al mattino, non appena il sole si levava, dava i sei bambini più grandi a lavorare, tra da un mugnaio e tre dall'altro. Alla sera li attendeva minacciosa sulla porta di casa, pronta a picchiarli e a castigarli se non portavano il guadagno che esigeva. I sei fratellini avevano le braccia indolenzite per il troppo setacciare, erano pallidi, sfiniti, tristi e non avevano neanche più il tempo di giocare con i compagni. Una sera i fanciulli, che per la stanchezza avevano setacciato poca farina e ricevuto un compenso molto misero, non ebbero il coraggio di affrontare le ire della matrigna e si nascosero dietro una grossa pietra a forma di conchiglia, che si trovava in un campo non molto lontano dalla loro casa. Sopraggiunse la notte ed essi cominciarono a lamentarsi e a piangere. La grossa pietra era la casa di una bella e buona Fata, che, commossa dal loro pianto, da quella notte, cominciò a sottrarre ai due mugnai la farina che i bambini avrebbero dovuto setacciare l'indomani. La portava nella sua grotta, rimboccava le maniche del suo vestito di raso, staccava da un chiodo d'oro, infisso nella pietra, un setaccio di seta e setacciava la farina che poi riportava ai mulini, senza che nessuno si accorgesse di cosa aveva fatto. I bambini si sorprendevano da soli di tutto il lavoro che ora, senza nessuna fatica, riuscivano a compiere. I due mugnai furono contentissimi e triplicarono il compenso e la matrigna che era più avara che cattiva, felice del guadagno non picchiò più i piccoli. I più contenti furono proprio i bambini che, grazie alle premure della buona Fata, poterono riprendere i giochi con i loro compagni. Anche oggi, poco sotto la Gadella, esiste il masso abitato dalla Fata e , se si accosta l'orecchio alla sua apertura a conchiglia, si sente distintamente il ritmo cadenzato del setaccio che l'infaticabile amica dei fanciulli, di cui parla la nostra leggenda, continua a usare.