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La leggenda di Oliva

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Scheda aggiornata il 14/07/2015 (60003931)


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Si narra che gli abitanti di monte Belvedere, prima di essere sconfitti da quelli di Sestola, nascosero un tesoro nel castello e lo affidarono al diavolo, il quale pose una condizione per restituirlo: gli doveva essere consegnata una giovane donna, incinta, che avesse il nome di una pianta.

Per molto tempo, nessuno riuscì nell'impresa di recuperare il tesoro. Un giorno, però, alcuni vennero a sapere che era venuta a vivere a Diambri, una giovane donna incinta di nome Oliva. Attesero che il marito fosse lontano da casa per alimentare il fuoco dell'essicatoio sulla Riva, oltre il Dardagna, per rapirla e portarla tra le rovine del castello.

Qui evocarono il demonio che, accortosi che le sue condizioni erano state rispettate, consegnò il tesoro e, presa la sposa, spiccò il volo per il suo regno. Nel tenere stretta a sé la donna, le danneggiò la camicia che si aprì sul petto, scoprendo lo scapolare della Madonna. A questa vista il diavolo perse le forze, lasciò cadere Oliva riversa, a braccia aperte, su monte Belvedere. Il corpo della donna impresse, così, sul terreno la propria sagoma a forma di croce.

Il marito, da lontano, comprese che qualcosa di grave si stava verificando, ma non riuscì ad intervenire fino al giorno seguente, poiché il Dardagna non poteva essere attraversato a causa delle pessime condizioni del tempo. 

La leggenda, a questo punto, si innesta su un fatto realmente accaduto: nel 1778, Maria Oliva Crudeli, moglie di Paolo Lanzi scomparve da casa, ai Diambri, durante un'assenza del marito. Fu ritrovata, solo dopo molte ricerche, da 2 giovani pastori, distesa prona, con addosso solo la camicia e il centurino della Madonna e con molte bruciature sul corpo.