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Leggenda della bella donna

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Scheda aggiornata il 12/07/2016 (-4729)


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Oltre il Passo del Lupo, proprio là dove ora è installata una di quelle moderne e suggestive sciovie che fanno della nostra zona una delle meglio attrezzate dell'Appennino, viveva tanti anni fa una bella pastora. All'alba la ragazza faceva uscire dal recinto il suo gregge e si dirigeva verso i pascoli. Al suo fianco, camminava un grosso cane che l'aiutava a mantenere le pecore in branco. La pastorella sedeva ai piedi di un vecchio faggio e spesso lasciava di filare per ammirare la maestosità e la bellezza delle montagne che offrivano ai suoi occhi uno spettacolo meraviglioso. Era un assolato pomeriggio estivo e la ragazza, distesa all'ombra della rigogliosa pianta, colta da improvviso sonno s'addormentò. Tutto intorno regnava la calma ed il silenzio veniva interrotto solo di tanto in tanto dai campanelli che tintinnavano al collo delle pecore. Il genio dei boschi s'aggirava nel suo regno quando, ad un tratto, vide la pastora e , colpito da tanta bellezza, la contemplò a lungo e si chinò su di lei per carezzarla. La fanciulla si svegliò di soprassalto, turbata da un sogno strano ed avvertì una presenza strana vicino a lei. Aprì gli occhi ma, poichè il genio dei boschi poteva rendersi invisibile, non vide nessuno. Si accertò che le pecore non si fossero allontanate molto e si tranquillizzò sentendosi lambire una mano dal suo cane. Il genio tornò ogni giorno vicino a quell'albero per ammirare la bellezza della fanciulla, ormai affascinato dai suoi capelli splendenti e dalla sua pelle di sole, senza però osare mostrarsi. Un giorno finalmente egli si rivelò alla ragazza che rimase abbagliata dalla forza e dalla potenza del signore dei boschi. Egli, offrendole il suo amore, aggiunse, con tono triste, che il destino proibiva a lui, come a tutti gli esseri soprannaturali, di amare le persone comuni. La pastorella lo guardò intimorita e affascinata insieme. Da quel giorno puntualmente egli ritornò ed in tutti e due crebbero l'amore e il desiderio reciproco. Anche quando la ragazza rimaneva sola non riusciva ad allontanare il suo pensiero da quell'essere misterioso, così bello, così potente , che ormai occupava un posto tanto importante nel suo cuore, rimaneva tuttavia turbata dal quella frase inspiegabile che continuava a martellarle nella mente e che le toglieva la serenità, impedendole di darsi con abbandono al padrone della sua anima: "Agli esseri soprannaturali non è concesso di amare le persone comune". La pastora sentiva che in queste parole era racchiuso tutto il suo destino che, intuiva, sarebbe stato infelice. L'amore però fu più forte del ragionamento ed in un chiaro pomeriggio autunnale, tinto di colori dorati, la giovane non seppe resistere. Si era allontanata per controllare il gregge e, mentre faceva ritorno verso il faggio, vide il genio che l'aspettava appoggiato al tronco e le tendeva le braccia. Ella, con slancio, si offrì a quell'abbraccio tanto desiderato, ma, non appena i corpi dei due si toccarono, un fulmine a ciel sereno colpì quell'albero che era stato il benevolo complice del loro amore. Il corpo della ragazza si fuse col tronco della pianta nella quale lasciò impresse, quasi intatte, le sue sembianze ed il genio rientrò sconsolato nel regno dei suoi simili. Fino a pochi anni fa si poteva vedere questa pianta che conservava evidentissime le forme della graziosa ragazza. Da ciò il nome di "Bella Donna" alla zona circostante intorno alla quale, nonostante gli impianti di risalita, frutto della tecnica più avanzata, si avverte un alone di mistero e di magia.