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Giudo Cavani Casa e campo di Zebio C�tal

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Fax 0536/954665
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Scheda aggiornata il 30/05/2015 (130000698)


A cura della Redazione Locale di SERRAMAZZONI
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Borgo Di Pazzano


Il borgo, situato nel comune di Serramazzoni, fu sede di un’antica rocca con cinta merlate, demolita alla fine del XVIII sec. per far posto alle abitazioni. In queste zone, Guido Cavani trascorse le estati della sua giovinezza studiando profondamente persone, paesaggi e ambienti d’un tempo, trasfigurandoli poi artisticamente nel romanzo Zebio Còtal, ambientato proprio a Pazzano. Attraverso una passeggiata nel borgo, sono riconoscibili alcuni dei luoghi che trovano spazio nelle romanzo di Cavani: la chiesa, la casa e il campo di Zebio Còtal, l’osteria, che vengono così descritti:
Il borgo:
“Il paese, appollaiato su di una costa scendente dalla cima di Monfestino e lanciato verso un gruppo di colline gialle di frumento, pareva vestito a festa come le contadine. Le vetrine dei negozi e i vetri delle finestre splendevano; le facciate delle case, le porte, le cancellate, ravvivate dalla luce limpida, sembravano pitturate di recente; gli alberi, le siepi dei piccoli giardini, brillavano di un verde primaverile; le strade, e le osterie, erano gremite di gente; nella piazza, e dove c’era posto, i merciai ambulanti urlavano dietro alle loro bancarelle, agitandosi con gesti da marionette; [...] lontano, le montagne cominciavano ad immergersi nella calura azzurra e a farsi più leggiere e più basse; dalla parte della pianura il fiume luccicava come un rigagnolo tortuoso di argento liquido.” ( cit. da Zebio Còtal)
La casa non è precisamente identificabile con un’abitazione del borgo, ma sicuramente Cavani trasse ispirazione dall’architettura delle case della zona:

“La casa di Zebio Còtal, costruita un trecento metri più giù, su di un altura cretacea di colore plumbeo, era una bicocca di sassi, dal tetto convesso e dalle finestre buie; pareva che tutto quel sole che batteva contro i suoi muri non riuscisse ad entrare nelle stanze.”
( cit. da Zebio Còtal)

“Il campo di Zebio Còtal distava dalla casa un duecento metri circa: era un lembo tondeggiante di terreno incastrato fra i calanchi, che scendeva fino al fiume; così ripido che non si poteva ararlo coi buoi, ma bisognava dissodarlo a colpi di zappa.” ( cit. da Zebio Còtal)